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Articolo pubblicato dal quotidiano "La Repubblica" il 20/12/01
di Josefa Idem
In riferimento all'articolo di "La Repubblica" del 20/12/01 "Niente bimbi.. i duri contratti della pallavolo"
Per la maggioranza delle donne la maternità è un punto di passaggio
per la propria realizzazione e per il "sentirsi complete" sia
dal punto di vista psicologico che funzionale.
Quindi è fondamentale all'interno della carriera di un'atleta una
gravidanza che renda più completa, matura e di conseguenza, ancora
più operativa la donna proprio in funzione di questa sua nuova condizione.
Intanto la gravidanza non è una malattia quindi è possibile essere operative ancora a lungo.
Io, incinta di 10 settimane, sono arrivata terza ai Campionati Mondiali del 1994 e tre mesi dopo il parto ho centrato la qualificazione olimpica per Atlanta 1996, dimostrando quindi di potere essere operative immediatamente dopo il parto anche allattando.
E' evidente che una società moderna deve contemplare il fatto che tutte le donne possano essere messe serenamente in condizione di avere figli, perché i bambini sono il futuro della nostra società rendendola più energica e proiettata ad una programmazione di lungo termine, perché dove c'è un bimbo c'è vivacità, buon umore, gioia di vivere e si scaricano più facilmente le tensioni.
Proprio per la positività che porta una nuova nascita, è altrettanto evidente che la donna deve essere aiutata dalla politica sportiva, se il mondo del lavoro ha in parte risolto questo problema, sicuramente il mondo dello sport è ancora molto lontano dal capire l'importanza di quanto sopra.
La gravidanza però, ancora oggi, è considerata il termine di una carriera sportiva e, di conseguenza, le atlete sono più disposte a fare un figlio a fine carriera, mentre vi sono molti esempi di atlete che, dopo la gravidanza, sono tornate a gareggiare molto più forti di prima effettuando grandi risultati.
Proprio in funzione di questo, il mondo politico sportivo dovrebbe contemplare la gravidanza all'interno di una carriera a lungo termine, supportando la donna sia economicamente che facendola sempre sentire parte dell'ambiente e non escludendola dai programmi futuri proprio in funzione della sua nuova condizione. Il mondo dello sport dovrebbe quindi essere disponibile a discutere con queste atlete, proprio per non perdere un patrimonio di valori già costruito e di potenzialità probabilmente ancora inespresse.
Le grandi atlete, con la loro maggiore presenza nel panorama sportivo nazionale ed internazionale, con le loro imprese sono un esempio, un patrimonio di valori sani che vanno divulgati verso grandi masse di giovani che si possono identificare, permettendo di allargare le file dello sport di base, la divulgazione della disciplina specifica e dello sport in generale.
Mi sembra importante aprire un tavolo di discussione su questo tema, viste le problematiche dei contratti per esempio, nel mondo della pallavolo; per aprire il dibattito, d'istinto mi viene di proporre che le società aprano un fondo comune obbligatorio, che permetta a quelle giocatrici che rimangono incinta, di non essere abbandonate a loro stesse, ma abbiano uno stipendio dignitoso nel periodo in cui sono in inattività senza pesare troppo sulla società.
Questo che si profila non è solo un problema di donne e società sportive, ma della divulgazione della cultura sportiva in modo più allargato. Il senso di emulazione che si diffonde negli sportivi al seguito di grandi risultati, porta un aumento della frequenza delle società di base, dando sicurezza alle famiglie nel creare momenti di aggregazione e di coinvolgimento sociale, acquisendo amore per un sano movimento che porta a raggiungere un benessere fisico e mentale (primo passo di prevenzione sanitaria),stimolando quindi momenti di discussione politica sullo sport.
Buon Natale a tutti.
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