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Testimonianza contenuta nel libro di Lidiano Zanzi
"Novecento, attorno a Sacchi, al Savana ed alla Romagna"

Verso Atene, la mia sesta Olimpiade

di Josefa Idem

In questo libro, in cui si parla di Arrigo Sacchi e del calcio, vorrei portare la mia testimonianza sugli altri sport, quelli cosiddetti minori.
Parlare degli sport minori per me, che ho fatto dello sport minore per eccellenza la mia vita ed ho travolto la mia famiglia in questa passione furibonda è parlare della formazione della mia personalità, come di quella di tutti gli atleti legati a questi sport.
Allenamento, fatica e sudore. La gente ci immagina superuomini e superdonne invincibili, ma siamo gente comune con un grande sogno nel cassetto. Vincere l'Olimpiade.
Io ho avuto la fortuna di esaudire questo sogno e vi porto alcune riflessioni sentimenti ed emozioni del mio percorso in queste cinque Olimpiadi.

"...a Los Angeles 1984 (Gareggiavo ancora con la Germania Ovest) sono arrivata terza in K2. Un bronzo che fu sì frutto di preparazione mirata, ma anche di tanta incoscienza (ero appena ventenne) e fortuna, infatti non parteciparono i paesi dell' est i quali nella canoa erano sempre tra i più forti...".
"...la canoa era la mia vita e il risultato era diventato talmente importante che il non raggiungerlo avrebbe portato ad una frustrazione insostenibile.
Nella finale Olimpica del K1 500mt, a Seul 1988 sono finita ultima. (Sempre con la Germania Ovest) Come spesso accade in situazioni assai cariche di negativo, non sono riuscita a reggere la pressione. Un mare di lacrime, tanta delusione e dopo circa dieci giorni la consapevolezza che non era cambiato niente, furono i momenti che seguirono. Ero rimasta la stessa di prima, con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Il mondo ha continuato a girare e quasi nessuno si è accorto del mio fallimento..."

"Alle Olimpiadi di Barcellona 1992 (prima Olimpiade con i coloro azzurri), sono arrivata come favorita dichiarata per il titolo olimpico visto che avevo appena compiuto un triennio impeccabile.
(Avevo vinto per l'Italia due Mondiali)"
"...sono arrivata quarta e giù di nuovo un mare di lacrime. E di nuovo la consapevolezza che non era cambiato niente. Magari ci sarebbe stato un cambiamento in meglio con una medaglia, ma la mia vita di prima mi era comunque piaciuta quindi non era successo niente di drammatico. Le Olimpiadi di Barcellona mi hanno comunque insegnato una cosa: se ti piace avere del successo prenditi cura della tua vita extrasportiva, in modo di avere tanti altri interessi ed affetti su cui appoggiarti; il successo così, perde d' importanza ed a mio avviso è l'unico modo per ottenerlo. Forte di questa convinzione decisi di recuperare la maturità scolastica, traguardo che avevo trascurata in favore dello sport."

"...sono arrivata ad Atlanta 1996 in ottime condizioni fisiche ed ero comunque molto contenta di avere la possibilità di piena concentrazione. Ho vissuto questa manifestazione in modo molto intenso. Era la seconda Olimpiade che ho preparata insieme a mio marito e con noi c'era anche nostro figlio Janek, nato appena da un anno. Ero molto sciolta in batteria ed in semifinale, arrivando sempre prima. Dopo i preliminari si pronunciava che saremmo state in quattro aspiranti al podio la Kòban, la Brunet, la Schmidt ed io. Sono stata molto emozionata prima della finale. Pensavo a tutta la gente che avrebbe guardato la gara in tutto il mondo, vedevo tutti gli spettatori in tribuna (20.000 persone, per la cultura canoistica un vero avvenimento) ed ero orgogliosa di poter essere una protagonista in questo evento. Avevo la pelle d'oca quando mi sono diretta verso la partenza ed ammetto che in quel momento oltre alla voglia di fare la gara c'era anche qualche pensiero tinto di paura di non farcela a dare tutto e di deludere quelli che tifavano per me davanti ai televisori a casa. Sono arrivata terza, superando due incubi che nemmeno credevo più presenti in gara: il quarto posto di Barcellona e la mia caduta in acqua a Kopenhagen nel '93. La gara non è andata in modo ottimale, ma ho dato quel che ho potuto in quel singolo momento ed ero infinitamente felice di avere raggiunto quel che mi ero proposto quando ho ricominciato gli allenamenti dopo il parto: regalare una medaglia olimpica a mio marito, a mio figlio ed a tutti i tifosi che ci erano vicini. Subito dopo la gara mi sono accorta quanto diversamente vivevo questo momento rispetto a Los Angeles nell' 84. Nel frattempo non solo il tempo che ci mettiamo per coprire i 500mt è cambiato; momenti di amarezza, di delusione, di rabbia e di solitudine, ma anche di gloria hanno lasciato il loro segno su di me e sul mio modo di percepire le situazioni. Ho tenuto la medaglia al collo per almeno due ore e mi sembrava di camminare a mezzo metro di altezza da terra, questo bronzo per me valeva un oro. Valeva un oro perché frutto di 12 anni di impegno, pagato da noi (mio marito e io e per un pezzo della nostra gita in canoa anche Janek) con tanti sacrifici e tanti momenti di solitudine, che mi hanno portato ad acquisire una maturità e consapevolezza tale da riuscire a realizzare i miei sogni nel cassetto di atleta."

"Poi è arrivata l'Olimpiadi di Sidney 2000... ed a Sidney Ho imparato a volare"

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